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RABARBARO


Il rabarbaro (Rheum) è una pianta erbacea perenne (ciclo colturale biennale o poliennale), dotata di rizoma carnoso (radice), da cui viene emesso ogni anno un nuovo apparato fogliare che può raggiungere altezze anche superiori ai 2 metri.

È una pianta rustica ed abbastanza adattabile, tuttavia vegeta bene in terreni freschi, moderatamente umidi, ben dotati di sostanza organica e ben drenati. Predilige i terreni con reazione subacida e neutra, ma si adatta a valori di Ph fino a 8. È preferibile l'esposizione in piena luce, ma tollera bene anche l'ombra. Le piante vanno messe a dimora ad una distanza di 80-100 cm l'una dall'altra e la loro piantagione in vaso si effettua da novembre a marzo, escludendo i mesi più freddi.
La raccolta dei rizomi va effettuata dal secondo anno d'impianto, in autunno, e già dal primo anno per i piccioli fogliari (aprile-giugno), avendo cura di lasciare un adeguato numero di foglie per consentire l'attività fotosintetica. In estate vanno asportate le infiorescenze in quanto la fioritura e la fruttificazione sottraggono energie alla pianta.

L'uso del rabarbaro a scopo alimentare o medicinale ha origini antichissime in alcune popolazioni asiatiche. Sembra che i cinesi lo usassero già dal 2700 a.C.

L'uso alimentare del rabarbaro si limita ai piccioli fogliari carnosi (i gambi), impiegati come ingrediente per la preparazione di torte dolci o salate e marmellate, ma è sconsigliato mangiarne le foglie.

L'uso medicinale del rabarbaro riguarda il rizoma che si raccoglie in autunno, per venire decorticato, suddiviso in frammenti ed essiccato. Il rizoma del rabarbaro è un regolatore delle funzioni intestinali. A dosi basse stimola la secrezione gastrica e la secrezione biliare, pertanto ha proprietà digestive, depurative del fegato e lassative.

L'uso del rabarbaro deve essere moderato sia nel tempo sia nelle dosi. In particolare, l'uso del rabarbaro è categoricamente sconsigliato alle donne durante la gravidanza e l'allattamento, ai bambini sotto i 2 anni d'età, ai malati cronici di ulcere, coliti, di emorroidi o di calcoli renali. Infine, come si è già ricordato in precedenza, è sconsigliato l'uso alimentare delle sole foglie.

From R.W. Walpole (UK)



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